Domenico Auriemma e il successo degli occhiali DStyle nel mondo

Intervista a Domenico Auriemma, fondatore del marchio di occhiali per vip D-Style e ottico di professione.


Salve, signor Auriemma. Lei è il fondatore del marchio D-Style. Com’è nata questa sua professione?

“Principalmente sono un ottico che, circa sei anni fa, ha deciso di immergersi nel mondo della produzione degli occhiali sartoriali. Nella prima fase, il brand non si chiamava D-Style, ma SIDA Style che utilizzavo come sigla di Stile Italiano Domenico Auriemma. La stessa sigla, quando ho iniziato a vendere all’estero, veniva utilizzata però per indicare l’Aids, in primis negli States, ed ho quindi dovuto modificarle tempestivamente con la lettera D di Domenico, motivo per cui è il nome nato D-Style”.

Bene. Mi ha detto che è un ottico. Quindi ha studiato per quello. Come mai questa scelta lavorativa? C’era già qualcuno in famiglia che apparteneva al settore?

“Sì, sono un ottico diplomato e abilitato dal 1996, ma esercito la professione dal 1991. Non c’era nessuno nella mia famiglia, ho fatto tutto da solo. Tutto è nato quando avevo 12 anni e dovevo fare la preiscrizione all’istituto superiore. Decisi quindi di studiare qualcosa che mi portasse il prima possibile all’inserimento nel mondo del lavoro. All’epoca ero indeciso tra l’ottico e l’odontotecnico. Alla fine, ho scelto la prima professione. Nel frattempo, per anticiparmi un po’, quando tornavo da scuola, durante le superiori, preferivo andare in un negozio di ottica vicino a casa mia per fare pratica, invece di intrattenermi con i miei coetanei. Insomma, la mattina studiavo e la sera mi dedicavo a questa passione, facendo il garzone dell’ottica. In modo tale da applicare quello che studiavo a scuola soltanto teoricamente”.

L’idea di fare degli occhiali personalizzati quando le è venuta in mente? E’ una cosa che è sorta col tempo e le sono state rivolte varie richieste?

“Nel settore, circa sei anni fa, ci fu una sorta di stallo, principalmente perché la gente era stufa di avere sempre lo stesso modello di occhiali. Ho quindi cercato di diversificare, all’inizio per i miei clienti, tipologie e personalizzazione di occhiali. Le aziende, bene o male, hanno tra loro più o meno sempre le stesse modellistiche e finiscono per copiarsi. Sulla base di questo, ci hanno iniziato a chiedere se fosse possibile realizzare qualcosa per loro. MI sono quindi impegnato e ho investito sull’attiva del fare occhiali artigianali, a mano, con l’intento di creare qualcosa di esclusivo e di unico in base ai gusti di ogni cliente”.

Immagino che creare degli occhiali personalizzati sia più lento e difficile rispetto a quelli in serie.

“Certamente. Non ho una fabbrica dove produco quantità di occhiali in serie. Li realizzo completamente: faccio tutti i pezzi a mano, senza l’ausilio di nessun altro strumento. Non ho la stampa degli occhiali, né il macchinario che realizza tanti pezzi fatti in serie. Sono tutti realizzati uno ad uno. Ci vuole tempo e soprattutto più giorni per realizzare un singolo occhiale. Al mondo, non esiste nessun doppione dei miei occhiali proprio per tale motivo. E’ giusto che qualsiasi cliente, dopo avermi fatto richiesta, abbia un suo occhiale esclusivo. In tal senso, mi sento decisamente un artigiano”.

Le sue creazioni vengono indossate da tantissime celebrità e, dunque, sono esportate in tutto il mondo. Pensa sia importante promuovere il made in Italy sia da noi, sia all’estero?

“Ovviamente. In Italia questo tipo di lavoro non è apprezzato come lo è all’estero, dove ci sono tanti premi blasonati e ricercano in continuazione il prodotto esclusivo. E’ per me motivo di prestigio che gli occhiali sartoriali D-Style siano diventati un prodotto di massa, anche se ogni pezzo è prodotto in maniera esclusiva per ciascun cliente. Sono anche ottico e se c’è una richiesta di elementi da vista, oltre alle determinate montature che creo in prima persona, intervengo pure lì”.

Com’è nato il mercato dei suoi occhiali tra i vip?

“Grazie a tante agenzie di comunicazione che, per alcuni film o video, hanno apprezzato il prodotto e l’hanno acquistato per uso personale. C’è stato un passaparola che ha fatto da congiunzione. Un ufficio stampa con tanti vip ha proposto il prodotto D-Style, che poi è stato utilizzato per varie occasioni. E così via”.

C’è qualcosa di importante per il futuro di D-Style? Qualche sogno o asset che vorrebbe realizzare?

“Un asset importante è stato quello di realizzare, insieme alla scrittrice italiana Debora Scalzo, una collezione che si chiama Desca Luxury. Chi fa il mio lavoro, chiaramente, ha continui progetti e innovazioni in cantiere perché ogni giorno deve attivare la propria iniziativa per realizzare un prodotto diverso dall’altro”.

E’ difficile trovare l’ispirazione per creare dei nuovi occhiali?

“La prima cosa da fare è un’indagine di mercato per capire se un modello esiste già. Andare ad esclusione per vedere se un prodotto simile è già stato realizzato. Un aspetto che, nei miei confronti, è successo sicuramente all’inverso, con alcuni hanno preso ispirazione da me. Al contrario, io scarto un modello se un’azienda lo ha simile e con gli stessi accessori. Inoltre, il confronto con l’ordinatore dell’occhiale è il secondo punto cardine, visto che realizzo le richieste anche in base alla conformazione del suo viso. Al di là della bellezza, un occhiale deve calzare comodo, deve avere la prerogativa di essere giusto per il volto giusto. L’occhiale sartoriale deve calzare a pennello, rispetto a quello di largo consumo, che è creato per adattarsi. Non dev’essere accomodante, ma perfetto per il volto”.

Si aspettava questo successo quando ha cominciato?

“Direi di no, ma quando tu ami ciò che fai e ci metti  tutta la passione del mondo, trattando ogni occhiale come se lo stessi realizzando per tuo figlio o tua mamma, utilizzi il mille percento delle tue potenzialità e ci credi fino in fondo. Ogni occhiale per me è come un figlio, nonostante sia un uomo e non faccia la gestazione. Ma, in fondo, realizzo gli occhiali con le mie stesse mani”.

Roberto Mallò per Massmedia Comunicazione